Una conferenza europea sulla personalizzazione: Parigi, 30 marzo 2011

Abito su misuraSi terrà a Parigi il prossimo 30 marzo la Conferenza tematica europea sulla personalizzazione degli apprendimenti nell’educazione degli adulti. Interverranno esperti del mondo della formazione e dell’accademia in ambito internazionale.

La Conferenza è organizzata dal CNAM (Conservatoire National des Arts et Métieres) nell’ambito del progetto Grundtvig Leadlab, cofinanziato dalla Commissione Europea all’interno del Lifelong Learning Programme, e avrà luogo presso il CNAM – Amphi Jean-Prouvé, 292 rue Saint-Martin, Parigi.

Il Convegno è aperto a tutti e non è richiesta alcuna registrazione.  La lingua di lavoro è l’Inglese con traduzione simultanea in Francese.

Di seguito il programma della giornata.

Mercoledì, 30 Marzo 2011

CNAM – Conservatorio Nazionale delle Arti e dei Mestieri

Sede : Amphi Jean-Prouvé, Via Saint-Martin 292, Parigi III

9 :00    SESSIONE DI APERTURA

9 :00    Discorso di benvenuto del rettore Christian Forestier, Amministratore Generale (CNAM)

9:15     Introduzione di Marie-Pierre Degive, EACEA (Executive Agency Education, Audiovisual and Culture)

9:30     Presentazione del Progetto Europeo Grundtvig LeadLab di Eleonora Guglielman, Coordinatore del Progetto (Learning Community)

9:45 APERTURA DELLA CONFERENZA

PERSONALIZZARE L’APPRENDIMENTO: CHIUSURA O APERTURA?

Philippe Meirieu professore presso l’Università Lyon II, vice-presidente del Consiglio Regionale di Rhône-Alpes docente di LifeLong Learning

11:15 PRIMA SESSIONE PLENARIA

LA PERSONALIZZAZIONE E LA TRADIZIONE EUROPEA

Modera: Guy Jobert Professore al CNAM, cattedra in Educazione degli Adulti

11:15 Dibattito e stato corrente delle pratiche di personalizzazione in Francia di André Moisan Lettore Universitario Senior presso il CNAM

11:45 Dibattito e stato corrente delle pratiche di personalizzazione in Italia di Laura Vettraino, Ricercatrice Senior presso Learning Community

12:00 Dibattito e stato corrente delle pratiche di personalizzazione in Nord Europa diKennet Lindquist, Manager di NOEMA

12:15 Restituzione del dibattito – Guy Jobert

12:45 PRANZO

14:00 SECONDA SESSIONE PLENARIA

LE VARIE FORME DI PERSONALIZZAZIONE

Apertura di OIivier Las Vergnas, delegato all’integrazione professionale, alla formazione e attività e capo del dipartimento “Cité des Métiers”, presidente dell’associazione Francese di Astronomia.

14:00 La concezione delle città, una nuova forma di educazione popolare? di Olivier Las Vergnas

14:20 La personalizzazione nell’Educazione Permanente nel cantone Svizzero, di Ferruccio D’Ambrogio (FDEP – Fondazione per lo sviluppo dell’educazione permanente).

14:40 Accesso all’educazione e alla cultura per tutti attraverso i centri di auto-apprendimento nelle biblioteche pubbliche, di Anne Jay, responsabile dei centri di auto-apprendimento nelle biblioteche pubbliche, Centro Pompidou.

15:00 Restituzione del dibattito – OIivier Las Vergnas

15:10 TERZA SESSIONE PLENARIA

UN LABEL EUROPEO PER LA FORMAZIONE PERSONALIZZATA?

Introduzione di Michel Tétart, consulente di APapp (Association for the promotion of personalized learning workshops’ label)

15:10   La sfida: The training personalization and the new public procurement code in Europe, di André Moisan

15:30   Il servizio pubblico dell’educazione permanente in Germania: l’esempio della “Volkschoschulen” in Thuringia, di Ernst-Michael Christoph (TVV e.V.)

16:50   La riconfigurazione degli APPs in Francia: from a network supported by the State to a mutualist network around a Quality Label, di Anne-Marie Corbin, presidente dell’associazione APapp.

16:10   Restituzione del dibattito – Michel Tétart

16:45 SESSIONE CONCLUSIVA

Aperta da Jean-Claude Bouly, Direttore della Gestione e Società Scuola del CNAM.

17:30-19:30 DIBATTITO

L’ABILITÀ DI APPRENDERE E DI AGIRE AUTONOMAMENTE. DALL’INIZIATIVA PERSONALE ALLA RICOMPOSIZIONE SOCIALE.

Presentazione del libro: L’autoformazione. Prospettive di ricerca. Sotto la direzione diPhilippe CarréAndré MoisanDaniel Poisson.

Per maggiori informazioni potete consultare il sito del Progetto:  http://leadlab.euproject.org/.

Logo del Progetto Leadlab

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Autoformazione: il libro di Giulio Beronia

AutoformazioneBeronia

“Imparare ad imparare è l’abilità di perseverare nell’apprendimento, di organizzare il proprio apprendimento anche mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni, sia a livello individuale che in gruppo. Questa competenza comprende la consapevolezza del proprio processo di apprendimento e dei propri bisogni, l’identificazione delle opportunità disponibili e la capacità di sormontare gli ostacoli per apprendere in modo efficace”.

E’ a partire da questa Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (2006) e alle priorità ad essa connesse che si sviluppa il discorso del libro di Giulio Beronia, Autoformazione, che sarà presentato il prossimo 14 luglio all’AIF (Associazione Italiana Formatori).

L’Autore, Giulio Beronia, è un giovane esperto di formazione che da diversi anni si occupa di progettazione, ricerca e sperimentazione educativa e formazione dei formatori. Il suo volume rappresenta lo stato dell’arte dell’autoformazione, ripercorrendo le diverse definizioni e valenze del concetto, con una puntuale analisi della letteratura e una serie di interviste a testimoni privilegiati che dell’autoformazione hanno fatto il loro campo di studio e indagine o che ne hanno avuto diretta esperienza in quanto fruitori.

L’autoformazione non è soltanto una forma autonoma di apprendimento, bensì un modo complesso di imparare in cui entrano in gioco meditazioni autoriflessive, autobiografiche e autovalutative. Nell’autoformazione il soggetto mette in atto strategie di autodirezione attraverso il supporto di dinamiche di autorealizzazione e automotivazione; in tal senso essa rappresenta l’apice di un processo formativo in una  progressività di acquisizione dei saperi, dove la dimensione collettiva non è esclusa ma valorizzata e integrata.

La presentazione del libro, organizzata dall’AIF,  si svolgerà a Roma il 14 luglio 2009 presso la sede di FS Formazione in via Savoia, 19, a partire dalle ore 17.00.

Interverranno Amarildo Arzuffi (Fondimpresa), Marco Guspini (dirigente scolastico), Paolino Serreri (Università degli studi Roma Tre) e Giovanna Spagnuolo (Isfol); l’incontro, moderato da Myriam Ines Giangiacomo (Ferservizi) si inserisce nel ciclo di incontri coordinato da Paolo Viel, vice presidente AIF.

Un’occasione preziosa per confrontarsi sull’autoformazione e per incontrare il brillante autore di un testo che completa il panorama della letteratura su questi temi.

La scuola uniforme e le (in)competenze degli insegnanti

scuola

Ancora a proposito di certe esternazioni sulla scuola che avrebbero dello spassoso, se non rispondessero a un disegno intenzionalmente distruttivo del nostro sistema di istruzione e di formazione, mi si sono riaffacciate alla memoria alcune considerazioni gardneriane.

Gardner, lo dico a beneficio dei luminari che non si interessano di pedagogia, è lo studioso che ha sviluppato il concetto di intelligenze multiple; psicologo, insegna nell’Università di Harvard, che non credo possa essere considerato un istituto di serie “b”. La critica di Gardner alla scuola attuale è spietata: si tratta di una scuola uniforme, stereotipata, in cui gli allievi sono costretti a memorizzare una quantità di nozioni all’insegna dell’enciclopedismo senza avere la possibilità di comprenderle davvero, grazie anche al modo astratto in cui sono insegnate. Questo vale in particolare, guarda caso, per le discipline scientifiche, e in primo luogo la matematica, sovente ridotta dai docenti a un cumulo di nozioni rovesciate addosso agli allievi, senza tentare di ancorarla in qualche modo al mondo reale; e se non la capiscono, peggio per loro.

Tra le proposte di Gardner alcune sono interessanti e in qualche modo già collaudate (l’apprendistato, il museo dei bambini). Altre sono più “rivoluzionarie”, come quella di non insegnare tutto di una disciplina come si fa adesso, ma individuare e scegliere dei temi e dei momenti su cui potersi soffermare e fare approfondimenti: una scuola orientata alla comprensione dovrebbe avere il coraggio di rompere con gli schemi tradizionali evitando che l’insegnante sia costretto a “correre” per concludere il programma. Occorrerebbe, in altre parole, operare delle scelte, concentrandosi su alcuni argomenti e non su altri.

Gardner arriva ad auspicare la drastica riduzione del numero di materie a scuola, restringendo il campo d’azione a una scienza, un settore storico, una forma d’arte, ecc., ma in modo completo: non si può insegnare tutto a tutti. E questo con buona pace di chi alza polveroni mediatici sostenendo energicamente che bisogna tralasciare tutte le metodologie per tornare ai contenuti.

E’ scontato, a questo punto (ma forse non del tutto) insistere sulle competenze dei docenti: la conoscenza della propria disciplina non può e non deve bastare. Occorrono competenze complesse, trasversali, interdisciplinari, strategiche e autoriflessive. Nelle politiche europee per il Lifelong Learning si insiste molto sulla formazione dei formatori (intesi come formatori di ogni ordine e grado, quindi l’intera famiglia dei docenti) e sulle loro competenze; purtroppo ancora oggi molti insegnanti e formatori, pur essendo spesso bravi nella propria disciplina, sono quasi digiuni di metodologie didattiche e si affidano al buon senso e all’estemporaneità.

Assistiamo quindi a insegnanti che perpetuano modalità di insegnamento obsolete e si affidano a mezzi di valutazione oggettivi, come interrogazioni orali e temi scritti; a insegnanti che somministrano ai loro allievi prove semistrutturate costruite senza alcuna cognizione in proposito, e che finiscono per essere strumenti non oggettivi di valutazione; e a insegnanti che considerano la valutazione non come uno strumento procedurale di verifica e correzione dell’azione didattica, ma come uno strumento punitivo e finalizzato unicamente alla “contabilità” finale del voto.

E’ quindi essenziale che tutti gli insegnanti acquisiscano le competenze chiave indispensabili per agire in modo professionale, e che per primi imparino ad autovalutare il proprio operato, mostrando la necessaria flessibilità al cambiamento e al miglioramento. Questo può essere lo strumento a nostra disposizione per arginare lo tsunami devastatore che sta tentando di  svuotare la scuola in nome della “rivoluzione” dei contenuti e di ridurre secoli di ricerca pedagogica alle rovine polverose di una città morta.

Il cervello è plastico, ovvero: l’apprendimento non ha età

Apprendere sempre

Fino a pochi decenni fa si riteneva che l’invecchiamento cerebrale e le sue conseguenze fossero inevitabili; tale credenza si basava su un concetto statico del cervello, che a partire dalla maturità subiva un processo degenerativo irreversibile provocato dalla morte dei neuroni e dall’impossibilità di una loro rigenerazione.
Oggi i progressi delle neuroscienze dimostrano che l’invecchiamento intellettuale può essere reversibile: il cervello è plastico in tutte le età della vita. Ciò consente una ristrutturazione delle mappe cerebrali e un miglioramento delle funzionalità mentali attraverso esperienze di apprendimento.

Un allenamento mentale specifico può migliorare le rappresentazioni nella corteccia motoria e sensoriale, migliorare la trasmissione di segnali e restituire efficienza alle connessioni neuronali. L’apprendimento modifica il cervello attraverso la neuroplasticità: l’anziano può recuperare gran parte delle sue capacità mentali dedicandosi ad attività cognitive e motorie stimolanti, svolgendo esercizi appositamente studiati per stimolare la ristrutturazione corticale neuroplastica.
Il neuroscienziato Michael Merzenich attraverso i suoi studi è giunto alla conclusione che un programma specifico di attività in grado di stimolare nuove connessioni neuronali e di riorganizzare le mappe corticali può far sì che anche nella terza età l’apprendimento divenga un’esperienza efficace e gratificante. L’incontro tra la ricerca svolta in campo neuroscientifico sulla plasticità del cervello e la ricerca nel campo dell’educazione degli adulti potrebbe offrire un contributo notevole per lo sviluppo di nuove metodologie e strategie di insegnamento e apprendimento per la promozione del Lifelong Learning.
L’approfondimento di questo argomento nel mio articolo articolo Le basi neurofisiologiche dell’apprendimento permanente, dove parlo delle ultime scoperte delle neuroscienze sulla natura plastica del cervello. Un affascinante viaggio in un mondo di confine tra le scienze biologiche e la didattica, a dimostrazione che non si finisce mai di imparare.

L’apprendimento in rete e l’innovazione negata

Mi è capitato di riflettere, in questi giorni, sul significato reale della parola “innovazione” per quanto riguarda le tecnologie di rete e dell’apprendimento. Il motivo delle riflessioni è dato da una serie di comunicazioni ricevute, rispettivamente, dall’Agenzia Nazionale Leonardo da Vinci e dall’Ufficio della Commissione Europea in merito alle valutazioni di alcuni progetti che ho presentato per il Lifelong Learning Programme.

Le proposte presentate si basavano sull’approccio dell’e-learning 2.0, la sua ibridazione di spazi, ambienti e attori per la costruzione di un ambiente di apprendimento personalizzato; un modo nuovo di vivere l’esperienza formativa, facendola uscire dai confini della piattaforma per avvicinarla alla vita di tutti i giorni, quella in cui utilizziamo strumenti di comunicazione e di socializzazione per conversare con gli amici e scambiare idee.

Beh, sembra che i valutatori non siano d’accordo sulla portata innovativa di tutto questo: sostengono che l’e-learning 2.0 lo fanno già tutti, dappertutto, praticamente da sempre. A guardarmi in giro non sembrerebbe, ma forse mi è sfuggito qualcosa. Forse mi è sfuggito che la didattica universitaria non è più inscatolata nelle piattaforme, e che nei convegni sull’e-learning organizzati dagli atenei non si grida al miracolo descrivendo le mirabolanti funzioni di Moodle o Docebo. Mi è sfuggito che in tutte le scuole si pratica da tempo il complex learning, e che tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado hanno familiarità con skype, si ritrovano in facebook, chiacchierano in orkut, bazzicano myspace, scrivono sui wiki, pubblicano il proprio blog. Mi è sfuggito che il WBT è finalmente andato in pensione, assieme alle migliaia di corsi contenutistici del tipo “leggi e deglutisci” con interazione a livello zero e qualche slide o animazione in flash per rendere più appettibile il bollito. Mi è sfuggito che ora la rete esprime la sua piena potenzialità nell’e-learning e che l’e-learning nelle aziende, nella PA, nell’istruzione e nella formazione utilizza appieno tutte le potenzialità della rete.

Mi è sfuggito, soprattutto, che viviamo in paese all’avanguardia a livello tecnologico, dove i mezzi e le infrastrutture sono di ultima generazione, tutti sono in possesso delle competenze digitali e l’e-learning 2.0 è entrato pienamente in tutte le esperienze di apprendimento, e che è finita l’era in cui passavano progetti sull’insegnamento delle lingue attraverso la radio o i CDrom.

Ho un dubbio… mi sta sfuggendo dell’altro?