Vi mostriamo l’evoluzione

darwin

Nel 2009 ricorrono due importanti anniversari: il secondo bicentenario della nascita di Charles Darwin e i 150 anni dalla pubblicazione dell’Origine delle specie. In tutto il mondo sono state organizzate diverse iniziative per celebrare la doppia ricorrenza; in Italia è stata allestita una mostra itinerante, Darwin 1809-2009, che si sposterà da Roma a Milano e infine a Bari. La mostra è stata organizzata nel 2005 dall’American Museum of Natural History di New York e prima di arrivare nel nostro paese ha fatto tappa in diverse capitali straniere. E’ curata da uno dei massimi evoluzionisti contemporanei, Niles Eldredge, coadiuvato dal collega Ian Tattersall e, per l’edizione italiana, da Telmo Pievani.

Il percorso della mostra è ricco di suggestioni e di installazioni e ricostruisce il percorso intellettuale del naturalista inglese, partendo dalla passione per l’entomologia già dimostrata negli anni giovanili.  Un’ampia parte di essa è dedicata al viaggio sul Beagle, durato 5 anni, e alle scoperte che Darwin fece nelle sue esplorazioni dei continenti. Possiamo così osservare gli esemplari animali e vegetali che osservò nel suo itinerario, sotto forma di tassidermie, fossili, scheletri, disegni e appunti riportati nei famosi taccuini; non mancano alcuni animali vivi, come armadilli, iguane e rane.

Chi si trova nelle tre città italiane in cui ha luogo la mostra o nei loro paraggi, non si faccia mancare l’occasione di visitarla: è l’opportunità di immergersi in una storia appassionante, rivivendo il percorso umano e intellettuale di un uomo che ha segnato una tappa fondamentale nella storia della scienza contemporanea.  La mostra Darwin 1809-2009 si svolgerà a Roma dal 12 febbraio al 3 maggio; a Milano dal 24 giugno al 25 ottobre; a Bari da novembre a marzo 2010.

Tra le altre iniziative per l’anniversario darwiniano vanno segnalate diverse pubblicazioni edite in questi ultimi mesi, a dimostrazione di come la teoria dell’evoluzione sia più che mai attuale (alla faccia di tutti i creazionisti che vorrebbero impedirne la diffusione, nelle scuole  e fuori). Tra di esse il numero speciali della rivista “Le Scienze” (febbraio 2009), con una panoramica sulla teoria evoluzionista e suoi suoi sviluppi; e l’ultimo libro di Piergiorgio Odifreddi, In principio era Darwin (Milano, Longanesi, 2009), che nel suo consueto stile documentato e gradevole ci racconta la vita di Darwin e ci mette in guardia contro gli oscurantisti che vorrebbero mettere a tacere la scienza, e che periodicamente, purtroppo, tornano alla ribalta, come la Moratti che alcuni anni fa tentò di cancellare l’evoluzionismo dai programmi scolastici.

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Il cervello è plastico, ovvero: l’apprendimento non ha età

Apprendere sempre

Fino a pochi decenni fa si riteneva che l’invecchiamento cerebrale e le sue conseguenze fossero inevitabili; tale credenza si basava su un concetto statico del cervello, che a partire dalla maturità subiva un processo degenerativo irreversibile provocato dalla morte dei neuroni e dall’impossibilità di una loro rigenerazione.
Oggi i progressi delle neuroscienze dimostrano che l’invecchiamento intellettuale può essere reversibile: il cervello è plastico in tutte le età della vita. Ciò consente una ristrutturazione delle mappe cerebrali e un miglioramento delle funzionalità mentali attraverso esperienze di apprendimento.

Un allenamento mentale specifico può migliorare le rappresentazioni nella corteccia motoria e sensoriale, migliorare la trasmissione di segnali e restituire efficienza alle connessioni neuronali. L’apprendimento modifica il cervello attraverso la neuroplasticità: l’anziano può recuperare gran parte delle sue capacità mentali dedicandosi ad attività cognitive e motorie stimolanti, svolgendo esercizi appositamente studiati per stimolare la ristrutturazione corticale neuroplastica.
Il neuroscienziato Michael Merzenich attraverso i suoi studi è giunto alla conclusione che un programma specifico di attività in grado di stimolare nuove connessioni neuronali e di riorganizzare le mappe corticali può far sì che anche nella terza età l’apprendimento divenga un’esperienza efficace e gratificante. L’incontro tra la ricerca svolta in campo neuroscientifico sulla plasticità del cervello e la ricerca nel campo dell’educazione degli adulti potrebbe offrire un contributo notevole per lo sviluppo di nuove metodologie e strategie di insegnamento e apprendimento per la promozione del Lifelong Learning.
L’approfondimento di questo argomento nel mio articolo articolo Le basi neurofisiologiche dell’apprendimento permanente, dove parlo delle ultime scoperte delle neuroscienze sulla natura plastica del cervello. Un affascinante viaggio in un mondo di confine tra le scienze biologiche e la didattica, a dimostrazione che non si finisce mai di imparare.

Tra scienza e storia non ci sono vincitori ma solo vinti

Alcuni giorni fa, percorrendo i corridoi del dipartimento di economia di un’università romana, ho intravisto un articolo di giornale affisso in bacheca il cui titolo suonava più o meno “è la storia la vera scienza”. Per curiosità mi sono fermata a leggere l’articolo, piuttosto breve, che rivendicava il primato della storia rispetto alle scienze – a cominciare dalla matematica e dalla fisica – e il cui succo era quello di auspicare il ritorno a una cultura fondata sui saperi umanistici, soppiantando finalmente il “predominio” della scienza e della tecnica nei campi più disparati, a cominciare dalle accademie e i centri di ricerca. 

A prescindere dall’ingenuità della querelle, che richiama alla memoria certe antiche dispute e  alcune meno antiche affermazioni di stampo gentiliano sul primato della cultura classica, è singolare come oggi esistano studiosi (o presunti tali) convinti che il nostro paese sia dominato dalla cultura scientifica. I fatti dimostrano il contrario; non voglio arrischiarmi a pensare che in questo caso si sia fatta confusione tra scienza e tecnica, spiegazione facile ma che offenderebbe l’intelligenza dell’autore dell’articolo. Certo è paradossale che proprio chi proclama la supremazia dei saperi storici sembri ignorare che la storia del nostro sistema di istruzione è una storia di mortificazione dei saperi scientifici a scapito di curricoli stracolmi di nozioni manualistiche, grammatiche, sintassi e poemi epici. Ma viviamo in un paese contraddittorio: anche la storia gode di scarsa considerazione, vista la memoria scarsa o nulla dei nostri trascorsi anche recenti. Così, mentre i nostri ricercatori sono costretti a migrare altrove se desiderano praticare la matematica, la fisica e le altre discipline scientifiche, gli studi storici non hanno un favore maggiore e soprattutto hanno poco mercato. 

Mi sembra dunque una polemica arida e immotivata, simile alle guerre tra poveri, quella cui si assiste leggendo articoli di questo tipo; come se prendersela con le vere cause di questa decadenza fosse pericoloso, o quantomeno irrispettoso nei confronti dei “pezzi da novanta” che governano la nostra cultura, oltre che i nostri gusti e le nostre opinioni politiche.

 

scienza per tutti
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