Cattivi maestri di valutazione

Scena del film "I 400 colpi" di Truffaut
Scena del film “I 400 colpi” di Truffaut

Nei corsi che faccio con insegnanti e formatori la valutazione è un argomento immancabile. Quando ne parlo, parte sempre da un semplice esercizio: chiedo ai partecipanti di ricordare, sulla base di uno schema-guida, la loro esperienza di studenti.

Lo schema riporta alcune domande che stimolano una riflessione personale: le strategie valutative usate dagli insegnanti, la frequenza e la finalità con cui erano usate. Oltre alla parte descrittiva, l’esercizio mira a far emergere le sensazioni provate, chiedendo al corsista come si sentiva durante interrogazioni e compiti in classe, come viveva il momento della valutazione, se sentiva di essere stato valutato in modo oggettivo, e quanto tali esperienze avevano influito sulla sua carriera di studente prima e di insegnante in seguito. Al termine, nella fase di socializzazione, facciamo insieme alcune considerazioni su come i modelli negativi di valutazione che hanno conosciuto da studenti siano più o meno inconsciamente perpetuati nella loro pratica d’aula; la consapevolezza di ciò li aiuta a riflettere su cosa la valutazione dovrebbe essere e cosa invece non dovrebbe essere.

Nel corso della mia carriera di studentessa ho avuto alcuni buoni maestri di valutazione, ma molti cattivi maestri. Fra tutti i cattivi maestri, i miei professori di scuola media; fra questi ultimi, la mia professoressa di storia, la signora B.

Le interrogazioni orali erano legate esclusivamente al voto numerico da assegnare a fine trimestre (si era negli anni ’70) e si svolgevano sempre in modo vessatorio ed estremamente soggettivo; e ogni volta che il professore di turno apriva il registro e faceva scorrere il dito sull’elenco dei nomi, in classe il terrore serpeggiava e tutti trattenevamo il fiato. Ma la signora B. aveva escogitato un sistema ancora più raffinato: si era munita di un sacchetto con i numeri della tombola ed estraeva a caso il numero corrispondente al nome elencato sul registro. Ancora ricordo con autentico raccapriccio il rumore dei numeri di legno agitati nel sacchetto e il senso di nausea e di paura legato a quell’esperienza. Inutile dire come si svolgevano le interrogazioni: legate al capriccio e all’umore di quel giorno della professoressa, basate sull’abilità mnemonica, pedanti e umilianti per chi non aveva una preparazione ritenuta adeguata, tutto quello che la valutazione non dovrebbe mai essere. E quello che non dimenticherò mai è l’espressione sadica e compiaciuta della signora B. mentre agitava  i numeri e leggeva la paura sui nostri volti.

E’ stato grazie a questa esperienza negativa che mi sono occupata di valutazione e che, agli inizi del mio lavoro di ricerca, ho intrapreso l’attività di storica dell’educazione. La signora B., che in storia mi reputava insufficiente, ne sarebbe stata dispiaciuta.

Abbiamo una sola strada per vendicarci dei cattivi maestri: comportarci in modo totalmente opposto.

Per chi volesse sapere che fine ha fatto la  signora B. (che all’epoca aveva una trentina d’anni): è viva e ha un profilo su Facebook, sul quale pubblica foto di tramonti rosei, cani amichevoli e nipotini sorridenti. Non insegna più, per nostra fortuna e per la fortuna di quanti, visitando il suo profilo e vedendo le sue foto, non sapranno mai quanto sia stata carogna e di quanta imbecillità didattica sia stata capace.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...