IL BLOG DI ELEONORA GUGLIELMAN

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La forma piatta dell’e-learning e la vita liquida dell’apprendimento

5 commenti

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Da un paio d’anni a questa parte sono stufa di sentire parlare di e-learning: il solo termine mi dà la pelle d’oca. I motivi sono diversi, primo tra tutti è constatare che il termine è ormai inflazionato e non rispecchia più quello che doveva essere il portato innovativo della formazione in rete rispetto alla formazione a distanza, altrimenti detta FaD. Il mio, tengo a precisarlo, non è snobismo nei confronti di un termine che sta diventando popolare e quasi onnipervasivo, né , tanto meno, il desiderio di coniarne un altro per lucidare a nuovo abiti logori.

A parlare di e-learning oggi si rischia di imbattersi nelle modalità più becere di formazione a distanza: quelle, per intenderci, in cui si erogano contenuti statici in ambienti asfittici, ripetendo le dinamiche usuali nella didattica trasmissiva. I famigerati “WBTfici” nella migliore delle ipotesi. Che dire poi delle piattaforme: tutte uguali, somiglianti a se stesse, diventano un surrogato e sovente una brutta copia dell’aula nel proporre una formazione bidimensionale, appunto da piatta-forma.

Queste e altre cose le sto dicendo da diverso tempo, e quando parlo di complex learning mi riferisco a un modello che sfrutti al meglio le potenzialità degli ambienti di rete, virtuali e non, svincolandosi definitivamente dalla forma piatta delle varie infrastrutture per creare spazi aperti, flessibili e capaci di ibridarsi tra loro. Dove l’ambiente di apprendimento sia ridisegnato da chi lo usa, e l’esperienza di apprendimento non sia limitata nella camera stagna di un luogo predefinito.

Oggi questa esigenza di “liquidità” degli ambienti e delle esperienze di apprendimento si sta concretizzando nella sperimentazione di modelli e iniziative innovative; dopo tanto tempo, per la prima volta non ho più l’impressione di parlare al vento. Un evento, in particolare, segnalato da Gianni Marconato nel suo blog, ha attirato la mia attenzione: si tratta del DULP, il cui acronimo sta a significare:

D per Design Inspired Learning 
U per Ubiquitous Learning 
L per Liquid Learning Places 
P per Person in Place Centred Design  

Ossia:  apprendimento ispirato dalla progettazione; apprendimento ovunque; luoghi di apprendimento liquidi; progettazione con al centro la persona. Il DULP è definito un “nuovo paradigma” dai suoi fondatori; che lo sia o no, è stato sviluppato nell’Università di Roma di Tor Vergata e, nel tempo, ha coinvolto le Università di Catania e Siena e una prima rete di scuole e singoli docenti desiderosi di sperimentare. Il 14 e 15 settembre si terrà il primo evento DULP 2009  all’Università di Tor Vergata, nell’aula T1 della facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali.

Scrivono i promotori:  Facile prevedere che gli attori dei futuri processi formativi popoleranno nomadicamente spazi fisici sempre più sensibili e responsivi, interagiranno con questi ultimi in maniera estremamente naturale utilizzando i gesti, il parlato, la propria emotività dando sempre meno peso agli aspetti funzionali e vantaggio delle cosiddette “use qualities” a definire “the one’s personal EXPERIENCE”.

Se i risultati saranno pari alle premesse, il futuro prossimo venturo è già arrivato, in forma multidimensionale. E’ ora di uscire dalle due dimensioni dell’e-learning versione “figura piana” e abbracciare un’idea di apprendimento a tutto tondo.

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5 thoughts on “La forma piatta dell’e-learning e la vita liquida dell’apprendimento

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  2. Pingback: DULP 2009: il programma « Il blog di Eleonora Guglielman

  3. Molto interessante e ricco di promesse il DULP e per chi come me sente parlare di e-learning da oltre 30 anni è una liberazione. Non solo, ma vogliamo parlare della scarsa penetrazione della FAD nella formazione a distanza reale delle imprese? E non è come qualcuno sostiene colpa dell’arretratezza del nostro sistema industriale (o delle colpe ataviche della formazione continua in Italia). Semplicemente che con gli attuali paradigmi è meglio la formazione in aula, quando l’esperto è in grado di articolare la formazione usando tutta una serie di tecnologie didattiche che nessuna piattaforma (molto piatta! sic) riesce nemmeno ad ipotizzare.

  4. al contrario io ho iniziato a sentir parlare di e-learning molto recentemente, cioè da quando mi sono iscritta all’università unisu per riuscire a studiare e lavorare contemporaneamente. Io credo che l’e-learning mostrerà tutte le sue potenzialità solo nel momento in cui in Italia smetterà di esserci un pregiudizio infondato sulla formazione a distanza

  5. Già… In fondo io non sono un professore, ma solo un investigatore privato. Devo ammettere però di non aver capito molto bene.

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