La scuola uniforme e le (in)competenze degli insegnanti

scuola

Ancora a proposito di certe esternazioni sulla scuola che avrebbero dello spassoso, se non rispondessero a un disegno intenzionalmente distruttivo del nostro sistema di istruzione e di formazione, mi si sono riaffacciate alla memoria alcune considerazioni gardneriane.

Gardner, lo dico a beneficio dei luminari che non si interessano di pedagogia, è lo studioso che ha sviluppato il concetto di intelligenze multiple; psicologo, insegna nell’Università di Harvard, che non credo possa essere considerato un istituto di serie “b”. La critica di Gardner alla scuola attuale è spietata: si tratta di una scuola uniforme, stereotipata, in cui gli allievi sono costretti a memorizzare una quantità di nozioni all’insegna dell’enciclopedismo senza avere la possibilità di comprenderle davvero, grazie anche al modo astratto in cui sono insegnate. Questo vale in particolare, guarda caso, per le discipline scientifiche, e in primo luogo la matematica, sovente ridotta dai docenti a un cumulo di nozioni rovesciate addosso agli allievi, senza tentare di ancorarla in qualche modo al mondo reale; e se non la capiscono, peggio per loro.

Tra le proposte di Gardner alcune sono interessanti e in qualche modo già collaudate (l’apprendistato, il museo dei bambini). Altre sono più “rivoluzionarie”, come quella di non insegnare tutto di una disciplina come si fa adesso, ma individuare e scegliere dei temi e dei momenti su cui potersi soffermare e fare approfondimenti: una scuola orientata alla comprensione dovrebbe avere il coraggio di rompere con gli schemi tradizionali evitando che l’insegnante sia costretto a “correre” per concludere il programma. Occorrerebbe, in altre parole, operare delle scelte, concentrandosi su alcuni argomenti e non su altri.

Gardner arriva ad auspicare la drastica riduzione del numero di materie a scuola, restringendo il campo d’azione a una scienza, un settore storico, una forma d’arte, ecc., ma in modo completo: non si può insegnare tutto a tutti. E questo con buona pace di chi alza polveroni mediatici sostenendo energicamente che bisogna tralasciare tutte le metodologie per tornare ai contenuti.

E’ scontato, a questo punto (ma forse non del tutto) insistere sulle competenze dei docenti: la conoscenza della propria disciplina non può e non deve bastare. Occorrono competenze complesse, trasversali, interdisciplinari, strategiche e autoriflessive. Nelle politiche europee per il Lifelong Learning si insiste molto sulla formazione dei formatori (intesi come formatori di ogni ordine e grado, quindi l’intera famiglia dei docenti) e sulle loro competenze; purtroppo ancora oggi molti insegnanti e formatori, pur essendo spesso bravi nella propria disciplina, sono quasi digiuni di metodologie didattiche e si affidano al buon senso e all’estemporaneità.

Assistiamo quindi a insegnanti che perpetuano modalità di insegnamento obsolete e si affidano a mezzi di valutazione oggettivi, come interrogazioni orali e temi scritti; a insegnanti che somministrano ai loro allievi prove semistrutturate costruite senza alcuna cognizione in proposito, e che finiscono per essere strumenti non oggettivi di valutazione; e a insegnanti che considerano la valutazione non come uno strumento procedurale di verifica e correzione dell’azione didattica, ma come uno strumento punitivo e finalizzato unicamente alla “contabilità” finale del voto.

E’ quindi essenziale che tutti gli insegnanti acquisiscano le competenze chiave indispensabili per agire in modo professionale, e che per primi imparino ad autovalutare il proprio operato, mostrando la necessaria flessibilità al cambiamento e al miglioramento. Questo può essere lo strumento a nostra disposizione per arginare lo tsunami devastatore che sta tentando di  svuotare la scuola in nome della “rivoluzione” dei contenuti e di ridurre secoli di ricerca pedagogica alle rovine polverose di una città morta.

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2 thoughts on “La scuola uniforme e le (in)competenze degli insegnanti

  1. Ciao. Sono in sintonia con gli assunti del post. Gardner lo professo a scuola da tempo, ma con enorme fatica e con ostacoli posti da colleghi, genitori e politica scolastica, in generale!

    Tra quello che si dovrebbe fare e quello che effettivamente si riesce a fare c’è un divario che a volte mi scoraggia anche se sono anni che lotto nella direzione di ottimizzare i curricoli disciplinari e introdurre le nuove tecnologie al servizio della didattica e dell’apprendimento.

    Insegno Scienze e Matematica nella scuola media, discipline nell’occhio del ciclone…e curo tre blog, di cui due didattici e il terzo sulle web apps.

    Complimenti per l’attività di blogging e dintorni.
    Annarita

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